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L’errore della “singola capsula”: quanti EPA + DHA assumi davvero?

Introduzione

Confronto dose omega-3: 1 capsula (300 mg) vs target giornaliero 2000 mg EPA + DHA, con capsule e cucchiaino di olio di pesce.

C’è un paradosso molto comune nel mondo dell’integrazione.
A volte pensiamo di “risparmiare” scegliendo un prodotto economico o prendendo una sola capsula al giorno per farlo durare di più. Ma se la quantità di EPA + DHA che assumi è troppo bassa rispetto al tuo obiettivo, il risparmio è solo apparente: semplicemente resti sotto soglia senza accorgertene.

Il punto non è “prendere tanto”. Il punto è prendere la quantità giusta per ciò che ti aspetti, e farlo nel modo più semplice possibile.


Il primo controllo da fare: EPA + DHA (non “olio di pesce”)

Quando leggi un’etichetta, la dicitura “olio di pesce” può trarre in inganno: quello che conta davvero sono i mg di EPA e DHA (i due acidi grassi omega-3 principali).

Regola pratica:

  • cerca in etichetta i valori per EPA e DHA
  • somma EPA + DHA per ottenere il “totale omega-3 attivi” per capsula (o per dose)

È questo numero che ti dice se una capsula al giorno è una scelta sensata… oppure una “singola capsula” che ti lascia sotto soglia.


Soglie e obiettivi: quando i “conti” cambiano

I claim autorizzati in UE riportano che l’effetto benefico per la normale funzione cardiaca si ottiene con un’assunzione giornaliera di 250 mg di EPA e DHA. Questa è una soglia minima utile come riferimento.

Se però il tuo obiettivo è diverso (ad esempio il mantenimento di livelli normali di trigliceridi, o un piano nutrizionale con apporti mirati), allora cambia la domanda:

quanti mg reali di EPA + DHA stai assumendo ogni giorno?


Facciamo i conti (in modo semplice)

Per il claim sui trigliceridi, l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione giornaliera di 2 g (2.000 mg) di EPA e DHA.

Quindi la domanda pratica diventa: quante capsule (o quanto liquido) servono per arrivarci?

Un calcolo velocissimo

  • Se una dose apporta circa 300 mg di EPA+DHA → per arrivare a 2.000 mg servono circa 7 dosi al giorno
  • Se una dose apporta circa 600 mg di EPA+DHA → per arrivare a 2.000 mg servono circa 3–4 dosi al giorno

Ecco perché l’idea della “singola capsula” spesso è fuorviante: non è una questione di buona volontà, è una questione di etichetta.


Mini-tabella: quante dosi ti servono?

EPA+DHA per doseDosi per 250 mg (cuore)Dosi per 2.000 mg (trigliceridi)
300 mg~1 dose~7 dosi
600 mg~1 dose~3–4 dosi
800 mg~1 dose~2–3 dosi

Nota: sono stime pratiche per capire l’ordine di grandezza. Conta sempre i mg riportati sulla tua etichetta.


Capsule o liquido? Scegli il formato più facile da seguire

Qui non esiste una scelta “giusta per tutti”: esiste la scelta più semplice da mantenere nel tempo.

  • Capsule: pratiche, comode in viaggio, dose “a unità”.
  • Omega-3 in forma liquida: utile se vuoi modulare la dose con facilità o se preferisci evitare più capsule (ad esempio per chi fatica a deglutire).

Il vero segreto, in pratica, è la costanza: scegliere il formato che rende più facile assumere la quantità di EPA+DHA coerente con il tuo obiettivo.


Cosa fare da oggi (3 minuti, zero teoria)

  1. Controlla l’etichetta: somma EPA + DHA per capsula/dose (non “olio di pesce totale”).
  2. Scegli l’obiettivo: soglia minima “cuore” o apporto più elevato e mirato?
  3. Fai il conto reale: quante dosi al giorno ti servono con il prodotto che hai? E per quanti giorni ti dura davvero una confezione?

Vuoi un confronto rapido tra Capsule PGFO e Liquid Gold?

Se ti è utile vedere formati, dosaggi e differenze pratiche (capsule vs liquido) in un’unica pagina, qui trovi il confronto completo:

Confronta Capsule PGFO e Liquid Gold:
https://www.oliodipesce.com/pages/products


FAQ

“Una capsula al giorno basta?”

Dipende da quanti mg di EPA+DHA contiene quella capsula e dal tuo obiettivo. La prima cosa da fare è sommare EPA + DHA in etichetta.

“Perché non conta solo ‘olio di pesce’?”

Perché l’olio di pesce è la “massa” totale: EPA e DHA sono i principi attivi che ti interessano per valutare l’apporto reale.

“Meglio capsule o liquido?”

Meglio il formato che ti rende più costante. Le capsule sono comodissime; il liquido può essere più pratico se vuoi modulare facilmente la dose o preferisci evitare più capsule.


Disclaimer

Le informazioni riportate non costituiscono parere medico. L’effetto benefico per la normale funzione cardiaca si ottiene con l’assunzione giornaliera di 250 mg di EPA e DHA. L’effetto benefico per il mantenimento di livelli normali di trigliceridi nel sangue si ottiene con l’assunzione giornaliera di 2 g di EPA e DHA. Non superare il livello di assunzione supplementare giornaliera di 5 g di combinazione di EPA e DHA. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. In caso di condizioni particolari o assunzione di farmaci, chiedi consiglio al medico.

Omega-3 e metabolismo del glucosio: cosa dice davvero la scienza

Ore 15:30. Hai pranzato da un paio d’ore e ti senti già “scarico”: fame improvvisa, calo di concentrazione, voglia di dolci.

Omega-3 (EPA e DHA) e metabolismo del glucosio: infografica informativa
Omega-3 (EPA e DHA) e metabolismo del glucosio: cosa suggerisce la ricerca (senza promesse).

A volte dipende da porzioni e composizione del pasto. Ma contano anche sonno, stress e attività fisica, e un elemento meno “visibile” di cui si parla molto in ricerca: infiammazione di basso grado e sensibilità all’insulina, cioè il modo in cui le cellule rispondono all’ormone che aiuta a gestire il glucosio.

In questo quadro, molte persone si chiedono: gli omega-3 (EPA e DHA) possono avere un ruolo di supporto?


In breve:

  • Le evidenze su omega-3 e metabolismo del glucosio non sono tutte concordi: in alcuni contesti emergono segnali, in altri no.
  • Se c’è un beneficio, tende a essere graduale e dipende da profilo individuale + stile di vita + qualità dell’integratore.
  • “Omega-3” non basta: contano EPA+DHA reali, stabilità e controlli.

Indice

  1. Gli omega-3 possono aiutare la glicemia?
  2. Perché si parla di omega-3 quando si parla di energia “stabile”
  3. Cosa dicono gli studi (e perché i risultati sono misti)
  4. Come potrebbero agire: 3 meccanismi plausibili
  5. Gli errori più comuni: “olio di pesce” ≠ EPA+DHA
  6. Checklist qualità: come scegliere un omega-3 serio
  7. Come assumerli con buon senso
  8. FAQ (domande frequenti)
  9. Garanzie e trasparenza

1) Gli omega-3 possono aiutare la glicemia?

La risposta più corretta è: dipende dal contesto.

La letteratura scientifica su omega-3 e metabolismo del glucosio è ampia e non sempre uniforme. In alcuni studi e meta-analisi emergono segnali su marker collegati a insulina e glucosio (ad esempio insulina, HOMA-IR, glicemia o HbA1c), soprattutto in specifiche popolazioni (es. sindrome metabolica o profili con maggiore rischio cardiometabolico). In altri casi, l’effetto è piccolo o non significativo.

👉 Quindi:

  • non esiste una promessa valida per tutti;
  • per alcune persone può essere una leva di supporto se inserita in uno stile di vita coerente.

Approfondisci (senza hype): se vuoi capire perché spesso le persone “non vedono nulla” subito, leggi anche questo articolo:

➡️ Omega-3: dopo quanto si vedono i risultati e perché spesso l’alimentazione non basta


2) Perché si parla di omega-3 quando si parla di energia “stabile”

EPA e DHA non sono stimolanti e non sono “bruciagrassi”. La loro rilevanza nasce dal fatto che possono influenzare processi di base collegati al metabolismo:

  • Funzione delle membrane cellulari (EPA/DHA entrano nelle membrane e possono influenzare alcuni segnali cellulari)
  • Infiammazione di basso grado (spesso citata come sfondo dell’insulino-resistenza)
  • Profilo cardiometabolico complessivo (ad esempio trigliceridi, tema separato ma spesso correlato)

Traduzione semplice: se c’è un effetto, di solito è più “da contesto” che “da effetto immediato”.


3) Cosa dicono gli studi (e perché i risultati sono misti)

Per essere seri bisogna dire due cose insieme:

  1. Esistono trial clinici e meta-analisi che hanno valutato omega-3 e marker collegati a insulina/glucosio.
  2. I risultati sono spesso eterogenei perché cambiano: dose e durata, rapporto EPA/DHA, dieta di base, stato metabolico iniziale, qualità dell’integratore e costanza reale (aderenza).

Traduzione pratica: se cerchi un effetto “in 7 giorni” o “uguale per tutti”, è facile restare delusi. Se lo vedi come supporto graduale, ha più senso.


4) Come potrebbero agire: 3 meccanismi plausibili (spiegati semplice)

1) Membrane cellulari e segnali metabolici

EPA e DHA entrano nelle membrane delle cellule. Questo può influenzare alcuni meccanismi di comunicazione e risposta cellulare. Non significa “effetto garantito”, ma è una base biologica plausibile.

2) Infiammazione metabolica

L’infiammazione di basso grado è spesso coinvolta nell’insulino-resistenza. Gli omega-3 sono tra i nutrienti più studiati per la loro relazione con mediatori dell’infiammazione.

3) Stress ossidativo (in contesti specifici)

In contesti particolari, la ricerca discute interazioni con marker di stress ossidativo. Qui è importante non generalizzare: sono ipotesi biologiche, non promesse.


5) Gli errori più comuni: “olio di pesce” ≠ EPA + DHA

Qui integratori-omega3.com insiste su un concetto essenziale: conta ciò che assumi davvero, non la scritta grande in etichetta.

Errore #1 — Guardare i “mg di olio” invece dei mg di EPA+DHA

Molti prodotti indicano “1000 mg di olio di pesce”, ma la quota di EPA + DHA può essere molto più bassa.

✅ La domanda giusta è: quanti mg di EPA + DHA assumi al giorno?

Errore #2 — Ignorare stabilità/ossidazione

Gli omega-3 sono delicati: qualità e stabilità dipendono da purificazione, conservazione e controlli.

Errore #3 — Non considerare forma e biodisponibilità

La forma può influenzare assorbimento e tollerabilità. Non è “marketing”: è una variabile tecnica che può fare differenza, soprattutto se integri con costanza.

Vuoi una scelta “senza dubbi” sulla qualità?
➡️ Gli integratori di Omega-3 professionali: cosa significa davvero + come valutarli


6) Checklist qualità: come scegliere un omega-3 serio

Usa questa checklist (salvala: ti evita acquisti “di facciata”):

  • EPA + DHA dichiarati chiaramente (per dose giornaliera)
  • Etichetta leggibile: ingredienti, forma, quantità, provenienza
  • Tracciabilità del lotto (quando disponibile)
  • Controlli su contaminanti e ossidazione (quando disponibili)
  • Conservazione corretta (packaging, istruzioni, stabilità)

👉 Se vuoi smontare i classici luoghi comuni che fanno scegliere male, leggi anche:

➡️ Omega-3: 7 falsi miti da sfatare


7) Come assumerli con buon senso

Quando prenderli?

Molti li assumono durante i pasti per migliore tollerabilità.

Quanto prenderne?

Non esiste un numero “magico”. Dipende da alimentazione, obiettivo e indicazioni del professionista.

Chi dovrebbe chiedere prima al medico?

  • chi assume anticoagulanti/antiaggreganti
  • chi ha condizioni cliniche in corso
  • gravidanza/allattamento
  • interventi chirurgici programmati

8) FAQ (domande frequenti)

Gli omega-3 abbassano la glicemia?

Non è corretto prometterlo. La ricerca mostra risultati variabili: in alcuni contesti si osservano cambiamenti su marker metabolici, in altri no. Dipende dal profilo individuale e da molti fattori.

Omega-3 e insulino-resistenza: “funzionano”?

Le evidenze sono eterogenee. I segnali più interessanti compaiono spesso in chi ha già fattori di rischio o infiammazione di basso grado. Non sostituiscono stile di vita o terapia.

Come capisco se un integratore è di qualità?

Guarda EPA + DHA reali, trasparenza sul lotto, controlli (quando disponibili) e chiarezza su processo e conservazione. Diffida delle etichette che parlano solo di “olio di pesce” senza numeri utili.

Dopo quanto tempo si vedono i benefici?

Se ci sono benefici percepibili, tendono a essere graduali. Il tempo varia in base a obiettivo, dose e costanza. Approfondisci qui:

➡️ Omega-3: dopo quanto si vedono i risultati


Garanzie e trasparenza

  • ✓ Contenuto informativo: non sostituisce il parere medico
  • ✓ Gli integratori non sono farmaci e non curano malattie
  • ✓ Se assumi farmaci (soprattutto anticoagulanti/antiaggreganti), sei in gravidanza/allattamento o hai condizioni cliniche: chiedi il parere del medico prima di integrare

Se vuoi fare una scelta davvero consapevole, parti dalla qualità (non dal prezzo).
➡️ Vai alla guida: Gli integratori di Omega-3 professionali

Omega-3: cosa dice la ricerca scientifica nel 2026

Evidenze, biodisponibilità e criteri di qualità alla luce degli studi più recenti

Illustrazione scientifica sugli Omega-3 con molecola EPA e DHA, benefici su cuore, cervello, infiammazione e microbiota intestinale

Negli ultimi anni la ricerca sugli omega-3 ha conosciuto una crescita costante. Solo nel 2025 sono stati pubblicati oltre 400 studi scientifici che includono nel titolo il termine “omega-3”, a conferma di un interesse che non accenna a diminuire.

Ma, con una letteratura così ampia, una domanda diventa centrale:
cosa sappiamo davvero oggi sugli omega-3 e sulla loro integrazione?

La risposta che emerge dagli studi più recenti è chiara: non conta solo assumerli, ma capire quali omega-3, in quale forma e con quali criteri di qualità.


Cosa sono gli omega-3

Gli omega-3 sono acidi grassi polinsaturi essenziali, che l’organismo non è in grado di sintetizzare autonomamente e che devono quindi essere introdotti attraverso l’alimentazione o, se necessario, tramite integrazione.

Le principali forme studiate

  • EPA (acido eicosapentaenoico)
    Coinvolto in numerosi processi biochimici a livello cellulare.
  • DHA (acido docosaesaenoico)
    Componente strutturale delle membrane cellulari, particolarmente presente nel tessuto nervoso.
  • ALA (acido alfa-linolenico)
    Presente in fonti vegetali; può essere convertito in EPA e DHA, ma con efficienza limitata e variabile.

La maggior parte degli studi clinici si concentra su EPA e DHA, in quanto già biologicamente attivi.


Come agiscono a livello cellulare

La ricerca ha chiarito che EPA e DHA si integrano nei fosfolipidi delle membrane cellulari, contribuendo a:

  • struttura e fluidità della membrana
  • comunicazione tra cellule
  • regolazione di numerosi processi metabolici

Questa integrazione strutturale è uno dei motivi per cui gli effetti degli omega-3 non sono immediati, ma dipendono da assunzione continuativa, forma chimica e biodisponibilità.


Biodisponibilità: il vero nodo emerso dalla ricerca recente

Uno degli elementi più rilevanti emersi negli ultimi anni riguarda la biodisponibilità degli omega-3, cioè la quota effettivamente assorbita e utilizzata dall’organismo.

Numerosi studi indicano che:

  • la forma chimica degli omega-3 influisce sull’assorbimento intestinale;
  • le forme strutturalmente più simili a quelle naturalmente presenti nel pesce mostrano una migliore integrazione nei lipidi plasmatici;
  • a parità di milligrammi dichiarati, prodotti diversi possono avere risultati biologici molto differenti.

Questo aiuta a spiegare perché alcuni studi abbiano mostrato risultati eterogenei: spesso non analizzano “gli omega-3” in senso astratto, ma formulazioni molto diverse tra loro.


Forma trigliceride naturale: cosa indicano gli studi

Un numero crescente di pubblicazioni suggerisce che la forma trigliceride naturale:

  • presenti una biodisponibilità superiore rispetto ad altre forme,
  • sia più facilmente integrata nelle membrane cellulari,
  • rispecchi maggiormente la struttura degli omega-3 assunti con il pesce.

Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di uno dei fattori chiave per interpretare correttamente i risultati della letteratura scientifica più recente.


Omega-3 e salute cardiovascolare: una lettura equilibrata

La salute cardiovascolare rimane uno degli ambiti più studiati. Oggi la ricerca adotta un approccio più prudente rispetto al passato, distinguendo chiaramente tra:

  • prevenzione primaria (popolazione generale)
  • prevenzione secondaria (soggetti con condizioni pre-esistenti)

Le evidenze più consistenti indicano che EPA e DHA:

  • contribuiscono al mantenimento della normale funzione cardiaca,
  • mostrano effetti variabili in base a dose, durata e qualità della fonte,
  • risultano più coerenti quando inseriti in contesti nutrizionali e di stile di vita adeguati.

La qualità della formulazione utilizzata negli studi è oggi considerata un elemento determinante.


Microbiota intestinale: un’area di ricerca emergente

Negli ultimi anni si è aperto un nuovo filone di ricerca sul rapporto tra omega-3 e microbiota intestinale.

Studi preliminari suggeriscono possibili interazioni con:

  • composizione del microbiota,
  • integrità della barriera intestinale,
  • metabolismo lipidico e glucidico.

Anche in questo ambito, la forma e la biodisponibilità degli omega-3 sembrano giocare un ruolo rilevante, rendendo la qualità della materia prima un fattore non secondario.


Cosa dice la ricerca scientifica sugli omega-3 (2026)

  • Gli omega-3 EPA e DHA sono componenti strutturali delle membrane cellulari.
  • La biodisponibilità dipende dalla forma chimica, con risultati più coerenti per le forme trigliceridiche.
  • Gli effetti osservati negli studi variano in base a dose, durata e qualità del prodotto.
  • Le evidenze più consistenti emergono quando l’integrazione è inserita in uno stile di vita equilibrato.

Qualità dell’integratore: criteri oggi considerati essenziali

Alla luce delle evidenze più recenti, la ricerca suggerisce di valutare attentamente:

  • contenuto reale di EPA e DHA (non solo olio totale)
  • forma chimica utilizzata
  • purezza e assenza di contaminanti
  • stabilità ossidativa
  • certificazioni di terze parti

Questi elementi spiegano perché non tutti gli integratori di omega-3 possano essere considerati equivalenti.


Perché A-M B-Well Omega-3 si allinea alle evidenze attuali

A-M B-Well Omega-3 nasce da una lettura attenta della letteratura scientifica contemporanea e si basa su criteri oggi ritenuti centrali:

  • forma trigliceride naturale, coerente con quanto utilizzato negli studi più affidabili
  • elevata concentrazione di EPA e DHA per dose
  • certificazione IFOS, a garanzia di purezza, freschezza e assenza di contaminanti
  • attenzione alla stabilità e alla tollerabilità

Non come promessa, ma come scelta informata in linea con ciò che la ricerca oggi considera rilevante.


Qual è la differenza tra un integratore di omega-3 e uno di qualità?

Un integratore di qualità si distingue per la forma chimica degli omega-3, la concentrazione reale di EPA e DHA, la purezza certificata e la stabilità del prodotto. La ricerca scientifica indica che questi fattori influenzano la biodisponibilità e spiegano molte delle differenze osservate tra gli studi.


Conclusione

Scegliere omega-3 oggi significa scegliere qualità, non promesse.

La ricerca scientifica più recente mostra con chiarezza che l’efficacia dell’integrazione dipende da fattori spesso trascurati: forma chimica, biodisponibilità, purezza e stabilità del prodotto.

A-M B-Well Omega-3 nasce da questa consapevolezza, con una formulazione in forma di trigliceride naturale, controlli di qualità rigorosi e una concentrazione di EPA e DHA coerente con quanto utilizzato negli studi scientifici più affidabili.

Non è una scorciatoia, ma una scelta informata per chi desidera integrare gli omega-3 in modo coerente con le evidenze scientifiche attuali, all’interno di uno stile di vita equilibrato.

👉 Scopri A-M B-Well Omega-3 e approfondisci le caratteristiche della formulazione.


Riferimenti Bibliografici Principali

Le informazioni contenute in questo articolo si basano su:

Cosa dice la ricerca scientifica sugli omega-3 nel 2026?

La ricerca scientifica più recente indica che gli omega-3 EPA e DHA sono componenti strutturali delle membrane cellulari e che i loro effetti dipendono da fattori come forma chimica, biodisponibilità, dose e durata dell’assunzione. Le evidenze più coerenti emergono quando l’integrazione è inserita in uno stile di vita equilibrato.

Perché la biodisponibilità degli omega-3 è importante?

La biodisponibilità indica la quantità di omega-3 effettivamente assorbita e utilizzata dall’organismo. Studi scientifici mostrano che la forma chimica degli omega-3 influisce sull’assorbimento intestinale e sull’integrazione nei lipidi plasmatici.

Qual è la differenza tra forma trigliceride ed estere etilico degli omega-3?

La forma trigliceride naturale è strutturalmente simile a quella presente nel pesce e, secondo diversi studi, risulta generalmente più biodisponibile rispetto alla forma estere etilico.

Tutti gli integratori di omega-3 sono equivalenti?

No. Gli integratori di omega-3 possono differire per contenuto di EPA e DHA, forma chimica, purezza, stabilità ossidativa e controlli di qualità, elementi che incidono sulla biodisponibilità.

Come scegliere un integratore di omega-3 di qualità?

Un integratore di qualità dovrebbe indicare chiaramente il contenuto di EPA e DHA, utilizzare forme chimiche biodisponibili, garantire elevati standard di purezza e disporre di certificazioni di terze parti.

Disclaimer: Questo articolo ha finalità esclusivamente educative e informative. Non costituisce consiglio medico, diagnosi o trattamento. Le informazioni riportate si basano su studi scientifici pubblicati e non sostituiscono il parere del medico o del professionista sanitario qualificato.

Non tutti gli Omega-3 sono uguali

Negli ultimi anni i semi di lino, la canapa e i semi di chia si sono affermati nelle diete alla moda e sono riusciti a posizionarsi nell’immaginario popolare come una valida fonte di Omega 3, elemento fondamentale per la nostra salute.
Tuttavia, numerosi studi scientifici dimostrano che il vero contributo di Omega-3 da fonti vegetali è scarso.

Nei momenti in cui una buona alimentazione è una delle nostre più grandi armi per la difesa della salute, diventa imperativo essere adeguatamente informati e demistificare tendenze errate che possono minacciare il nostro benessere.

Gli Omega 3 più importanti sono l’acido linolenico (ALA), l’acido eicosapentaenoico (EPA), e acido docosaesaenoico (DHA).
In nessun caso l’organismo è in grado di produrli, quindi per acquisirli è fondamentale una corretta alimentazione o l’uso di integratori.

Gli Omega 3 possono provenire dal pesce (EPA e DHA) o dai vegetali (ALA).
Numerosi studi suggeriscono che i benefici apportati dagli Omega-3 di origine vegetale sono notevolmente inferiori a quelli di origine animale.
EPA e DHA hanno dimostrato di essere maggiormente biodisponibili e quindi di avere maggiori effetti benefici rispetto alla forma ALA.
EPA e DHA sono quindi gli unici tipi di Omega-3 che in pochi mesi di assunzione possono spostare l’equilibrio verso una maggiore salute generale. 
  [Fonte].

Il nostro corpo converte l’ALA in EPA con un’efficienza che varia tra 0,2% e 21% e quella dell’ALA in DHA varia tra lo 0% ed il 9% [Fonte].
La conversione dell’ALA in EPA e DHA è influenzata da molti fattori, quali il sesso e l’età (purtroppo con l’invecchiamento si riduce molto).

Quindi il contributo di Omega-3 che l’olio di pesce o gli integratori alimentari che combinano EPA e DHA possono dare direttamente è almeno di 10 volte maggiore rispetto alle fonti vegetali (che sono comunque importanti ma per altri benefici, come ad esempio l’apporto di fibre).
Ecco perché è consigliabile consumare molte fonti animali e vegetali di Omega-3 e, se necessario, utilizzare integratori alimentari che contengano dosi elevate di EPA e DHA come A-M B-Well Omega-3 e Liquid Gold.